Mastazzolu Mustacciuolo

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Ingredienti

  • 1 kg Farina di grano duro
  • 750 cl di vino cotto
  • 200 gr di zucchero
  • 25 gr di garofalo
  • 50 gr di cannella

Preparazione

Impastare il tutto, fino a quando la pasta diventa compatta.Con questo impasto
preparare 5-6 ciambelle.
Infornarle a 250° per 20 minuti circa.
E una volta tolte dal forno, inzuppare le ciambelle calde in un po’ di vino cotto, messo a riscadarlo in una terrina, e continuare a girarle per 2/3 volte.
Infine, metterle in un vassoio e consumarle.

le per 2/3 volte.
Infine, metterle in un vassoio e consumarle.

Turdiddri tradizionali senza lievito

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I Turdiddri è un dolce tipico Regionale composto da piccole palline fritte dove per ciascuna regione ne cambia il nome e la preparazione.
In Calabria i Turdirri sono fatti a forma di gnocchetti fritti con le striature ottime per mantenere il miele di cui ne sono ricoperte, la zona di riferimento per i Turdiddri calabresi e quella cosentina dove la ricetta tradizionale è fatta senza lievito e con il vermut.

In altre ricette proposte dalla tradizione relative alle varie zone della Calabria i Turdilli possono essere cucinati con l’aggiunta di altri ingredienti come uova, con il lievito o con il vermut, con il miele di api o il vino cotto, nel crotonese e in particolare a Cirò Marina un dolce simile prende il nome di cicerchiata o cicerata che viene fatta per la tradizione natalizia, mentre solitamente i Turdiddri oltre alla tradizione natalizia vengono fatti per il periodo di carnevale.

Ingredienti

  • 1 bicchiere da acqua di olio extra vergine di oliva
  • 1 bicchiere da acqua di vermut o vino moscato
  • farina q.b.
  • cannella
  • chiodi di garofano

Procedura

In un pentolino versare l’olio e il vermut con la cannella ed i chiodi di garofano, metterli sul fuoco e farli bollire, appena iniziano a bollire chiudere il fuoco.

Con la farina formare una fontana versare l’olio e il vermut setacciati ancora caldi. Impastare e lasciarli lievitare il più possibile (NB: l’impasto deve rimanere morbido). La forma di questi dolci ricorda quella degli gnocchi, solo che vanno fatti più grandi. Friggere.

Dopo averli fatti raffreddare di devono passare nel miele caldo. La tradizione vuole che in un tegame si mette sia miele di fico che miele d’api, farlo sciogliere con dello zucchero.

Per cospargere i Turdiddri è necessario di regola il miele di fichi che sposa il sapore e il gusto della tradizione, altrimenti sarebbe opportuno scegliere il miele di castagno in luogo del mille fiori che è molto più aromatico rispetto agli altri, nulla toglie che puoi fare delle piccole prove di abbinamenti con altri mieli fruttati.

Si servono con un grande vassoio piano cosparsi di miele e si usano come portata dopo i pasti, come dolce accompagnato da un vino leggero e dolce, un fragolino, un passito, o un moscato come anche una forte grappa per la digestione dopo pasto.

Dolcetti di sesamo Giurgiulena

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I dolcetti di sesamo chiamati comunemente in Calabria “Giurgiulena” sono dei dolcetti della tradizione natalizia con una forma romboidale fatti di sesamo e miele che ha origine nelle terre siciliane e calabresi, il sesamo viene incollato con lo zucchero tramite la il processo di caramellizzazione. I dolcetti di sesamo sono somiglianti ai mastazzoli per composizione e preparazione anche se i mustazzoli sono dei dolci di farina impastata con mosto cotto o con miele, che anticamente si cuoceva su fogli e di alloro. Dal latino “mustaceum” da “mustum”.

La giuggiulena come lo indica il suo nome “gulgulan” termine arabo che significa seme di coriandolo o di sesamo, da questo possiamo intuire che questo dolcetto è stato importato dalla pasticceria araba.

Ingredienti

  • 500gr di semi di sesamo
  • 450gr. di miele di api purissimo
  • 125gr. di mandorle pelate e tostate
  • La buccia grattugiata di un limone e di un’arancia
  • un pizzico di cannella in polvere

per decorare

  • Zucchero a velo misto di cannella in polvere q.b.
  • Confettini colorati

Procedura

Alcuni giorni prima lava ripetutamente i semi di sesamo, utilizzando un setaccio a maglie strette. Stendili poi ad asciugare in una larga cesta di vimini coperta da un panno bianco e lasciala al sole o comunque all’aria, avendo cura di tanto in tanto di mescolare i semi con la mano, per eliminare ogni traccia di umidità.

Solo dopo alcuni giorni, quando sarai sicura che il sesamo è bene asciutto, potrai utilizzarli: è questo il “segreto” della buona riuscita della “giugiulena”. E’ percio conisgliabile tenere il sesamo anche nel forno caldo per una decina di minuti, prima di usarlo.

Fai quindi sciogliere bene in una larga casseruola il miele, poi tuffaci i semi del sesamo e mescolali energeticamente, lasciandoli cuocere per circa venti minuti, evitando che si attacchino al fondo o ai brodi della casseruola, bruciando in un attimo. Dovrai quindi fare molta attenzione a questa fase di cottura: regolare spesso la fiamma, allontanare e riavvicinare il recipiente dal fuoco e soprattutto non smettere mai di mescolare con forza.

Dopo venti minuti, quando il sesamo avrà assorbito bene tutto il miele e avrà preso un bel colore dorato intenso, aggiungi un pizzico di cannella, la buccia grattugiata del limone e dell’arancia e le mandorle già pelate, tostate e spezzettate. Rimescola ancora sul fuoco per pochi attimi, poi fai cadere la “giugiulena” sul marmo  o sulla spianatoia di legno ben oleata, affrettandoti ad appiattirla prima che si raffreddi. Terrai al solito fra le mani, per non scottarti, le due metà di una grossa arancia, con le quali farai pressione sulla “giugiulena” per stenderla e livellarla in uno strato alto un centimetro circa. Su di esso spargerai lo zucchero a velo pestato insieme alla cannella e i confettini colorati che qui si chiamano “riavulicchie” o “curghiannielle” e altrove vengono detti “codette”.

Con un coltello dalla lama lunga ritaglierai lo strato di “giugiulena” in senso diagonale e incrociando i tagli , si da ottenere tanti piccoli rombi, che scosterai l’uno dall’altro con la punta del coltello. Li lascerai raffreddare e poi li sistemerai in un vassoio, adagiando ogni rombo su una foglia ben pulita di arancio, evitando di usare carta di qualunque genere, che rimarrebbe attaccata alla “giugiulena”. Se non riesci a trovare le foglie di arancio, metti i dolcetti direttamente nel piatto, evitando di sovrapporli.